LE ORIGINI
Tratto dal libro "Miglierina un paese due campanili"
di Antonio Caccetta
Fino
a una cinquantina d'anni fa, si può dire che Miglierina
era un paese terminale, nel senso che non si andava oltre, non
essendoci vie di comunicazione con gli altri paesi presilani.
Il collegamento con Angoli (e quindi con Serrastretta e oltre)
avveniva tramite un sentiero tra i boschi, percorribile a piedi
o, al massimo, a dorso di mulo o di asino. Per S. Pietro Apostolo
e Tiriolo, in linea d'aria distanti solo qualche chilometro, la
difficoltà era ancora maggiore, perché c'è
il vallone di mezzo che separa le due colline con i rispettivi
paesi che si affacciano frontalmente sul fiume Amato che scorre
tortuoso verso la calma della Piana di Lamezia, per poi sboccare
nel Golfo di S. Eufemia, testimone silente di generazioni di popoli
che dalle sue acque hanno attinto per la loro vita. Il territorio
era certamente più selvaggio e più bello, poiché
ricco di folti boschi che scendevano fin sotto Amato e i campi
erano tutti coltivati a frumento, a frutteti (molto sviluppato
il gelso), a uliveti, vigneti e ortaggi. Del resto la risorsa
più grande, se non unica, era l'agricoltura e la pastorizia.
Naturalmente la particolarità del territorio non deve far
pensare a grandi estensioni coltivabili, ma a tanti piccoli appezzamenti
di terra, strappati duramente alla collina, terrazzati e sfruttati
al meglio dai solerti agricoltori.
Si sa che originariamente «fu casale di Tiriolo e come tale
ne seguì le vicende feudali, passando dal dominio dei De
Reggio a quello dei Ruffo conti di Catanzaro che lo tennero fino
al 1464 anno in cui venne dato ai Carafa di Nocera che ne furono
signori fino al 1610. Infeudato ai Cicala (o Cigala), rimase ininterrottamente
nella famiglia fino all'eversione della feudalità»
(1806). Il Primo dei Cicala fu il conte Carlo, di origine Genovese
ma dimorante a Messina. Il 31 Luglio 16 1 0, con l'approvazione
del Re di Napoli fu venduta al prezzo di 80.000 Ducati «senza
alcun patto di retroversione al conte Carlo Cicala della città
di Messina la terra di Teriolo della provincia di Calabria Ultra
con li suoi casali chiamati Settingiano, Rocca Felluca, Arenoso,
Caraffa e Miglierina, e la terra di Gimigliano dell'istessa Provintia»2.
Dal 1630, per concessione del Re Ferdinando IV., i Cicala possono
fregiarsi del titolo di «Principi». A Carlo succedette
il figlio Giovanbattista che ebbe due figli: Carlo, morto senza
discendenza e Cesare il cui figlio Giovanbattista ne continua
la stirpe. Quando la legge 2 Agosto 1806 abolisce la feudalità
nel regno di Napoli, l'ultimo intestatario del feudo era Luigi
Cicala, 7° principe di Tiriolo e duca di Gimigliano.
Il problema è sapere se per «casale» s'intende
il semplice territorio, oppure si vuole indicare un nucleo di
case e quindi un effettivo insediamento di persone. La questione
non è di poco conto perché, se fosse buona la seconda
accezione del termine, gli inizi di Miglierina andrebbero fatti
risalire già al 1400, se non prima ancora.
L’economo coadiutore di Miglierina, Don Francesco Torcia
D'Amico, il 3 luglio 1883, nella relazione sulla parrocchia, richiesta
dalla Curia Vescovile di Nicastro, afferma che Miglierina è
stata fondata nell'aprile del 153 I.
L’annotazione del Torcia, come vediamo, è molto tardiva
(1883) e quindi viene il dubbio sul di Fondazione: troppo precisa,
con l’indicazione anche del mese! Avrà potuto consultare
quale pervenuto, oppure avrà riportato, come si era soliti,
notizie che si tramandavano per tradizioni orale? Io credo che
sia semplice indicazione di quanto normalmente si tramandava,
senza un effettivo riscontro con qualche fonte.
L’indicazione comunque del 1531 è un dato di fatto
e da lì bisogna partire, a ritroso per ipotizzare un insediamento
ancora più antico, e qui evidentemente si procede per ipotesi,
più o meno attendibili, più o meno convincenti.
Il vescovo Pietro Francesco Montuoso, nella relazione della Visita
ad Limina del 16 maggio 1595 8è la data più antica
che si riferisce a Miglierina da me riscontrata su un documento)
dedica a Miglierina cinque righe: «in casale Migliarinae
una tantum parocchialis ecclesia non consecrata sub sanctae Lucia
invocatione invenitur. Eius parochus de Fatio, curatus solus ibi
est presbiter. Incolents 570». Le comunioni Pasquali sono
270.
In poco più di mezzo secolo, se si dà per buona
la data di fondazione del 1531, avremmo già un insediamento
di 570 abitanti (cifra abbastanza considerevole per il tempo,
se si tiene conto che Nicastro e Catanzaro non sono grandissime)
sufficientemente già con una vita sociale e religiosa strutturata,
se il Casale viene già citato in un documento così
importante qual'è una Relazione ad Limina. Confrontando
poi il numero degli abitanti del Casale di Miglierina con quello
della vicina Amato, che è di 500, vediamo che Miglierina
è più consistente. Ad Amato poi, dice lo stesso
documento, sono presenti Greci e Albanesi e funzionano già
due confraternite: quella del SS.mo Sacramento e quella del SS.mo
Rosario. Ora è certo e documentato che Amato sia sorto
molto prima del 153 I. Non è possibile perciò, con
tutte le cause naturali e non che siano potute intervenire, che
nel breve arco di 64 anni, il Casale di Miglierina sia fondato
e cresciuto a quel livello. lo propendo a pensare che qualcosa
incominci a muoversi almeno già dal 1464 (e forse prima
ancora), quando il territorio passò nelle mani dei Carafa
di Nocera. Cambia il padrone e si prospetta la possibilità
per alcuni coloni di tentare altrove migliore fortuna o di sfuggire
al forti gravami fiscali dei vari baroni e signorotti della Contea
dei Nocera e dei feudi limitrofi.
Non sono rari infatti i fenomeni di nomadismo, all'interno dello
stesso feudo e fuori, anche nel corso del 1600 e oltre, per i
motivi suddetti, per la grande povertà e problematiche
sociali e poi a volte anche per sfuggire alle frequenti incursioni
dei Turchi che nel golfo di S. Eufemia trovavano facile accesso.
Abbiamo anche un riscontro scritto che ci fa risalire di sicuro
già al 1507, nella risposta della Commissione Feudale,
in data 27 Febbraio 18 1 0, al ricorso fatto dalla Università
di Miglierina riguardante la restituzione in integrum del Monte
Portella, demanio feudale dell'ex Baronia di Tiriolo. Ecco testualmente
la decisione della Commissione: «Dichiara che la montagna
volgarmente detta Portella sia un Demanio ex feudale soggetto
agli usi dé Cittadini di poter tagliare carigli, ossiano
cerri, di far travi, sigilli, ed altre cose necessarie per le
case, e Per ogni altro beneficio ad essi necessario, come altresì
di potersi in ogni tempo cogliere ghiande a norma delle citate
capitolazioni fatte con Ferrante Carafa nel 1507».
Essendo un documento giuridico che fa riferimento alle «citate
capitolazioni con Ferrante Carafa nel 1507», non si tratta
più di supposizioni, ma è da ritenersi quindi che
già nel 1507 vi era un insediamento nel territorio.
Nella stessa relazione di don Francesco Torcia D'Amico viene data
anche la spiegazione del nome Miglierina, così come da
sempre si tramandava: «Meglio arena» dalla trasformazione
dialettale «megghia rina», denominata così
dal primi abitatori per il colle arenoso dove ci si era insediati.
Si afferma anche, per tradizione, che il primissimo insediamento
sia stato molto più in basso dell'attuale Miglierina, nella
località denominata «Cusati», da dove in breve
si arriva al fiume e nei territori di Marcellinara e Tiriolo.
In seguito, i primi abitanti, sentendosi insicuri e trovando più
facilmente terreno e materiale adatto alle costruzioni, si pensa
si siano spostati più a nord, precisamente sul «Monte
Serra», dove sono sorte le prime case del nuovo insediamento
e dove è stato costruito il primo tempietto che doveva
servire come luogo di culto e come cimitero. Tutt'ora nel rione
«Quadarune» c'è la strada appunto «del
Casale». Resta però il fatto, anche prendendo per
buona quest'altra ipotesi, che nella località «Cusati»
non rimane nessuna traccia di antiche abitazioni, se non qualche
casa di campagna di epoca successiva. Forse è più
probabile che in località «Cusati» si siano
stabiliti originariamente coloni e pastori della vicina Tiriolo
e in seguito, con l'afflusso più consistente di interi
nuclei familiari e parentali, giunti da territori più lontani
(Martirano, Motta S. Lucia, Conflenti, Scigliano) sia posto il
nuovo insediamento sul poggio «Monte Serra», anche
per non interferire con i coloni già insediati ai «Cusati».
In seguito il nucleo del «Monte Serra», «Megghia
rina», Miglierina, è diventato più stabile
e più consistente, sviluppandosi progressivamente prima
come «Casale» e poi, come un vero e proprio paese.
Ed è a questo nucleo il riferimento obbligatorio per la
successiva storia del paese fino al nostri giorni. Gli anziani
ricordano ancora (perché sentito tramandare dai nonni e
dai genitori) che, con l'occasione della festa patronale di S.
Lucia, molti da Scigliano venivano per ritrovare i parenti, fermandovisi
per qualche tempo anche per aiutare a lavorare le carni dei maiali
che, subito dopo la festa, venivano uccisi. Così le tradizioni
di famiglia si mantenevano e si tramandavano.
Anche oggi l'uccisione del maiale e una festa di famiglia, oltre
che una risorsa per la riserva e per l'economia familiare. Un
altro riferimento con Scigliano è la comunanza di alcuni
nomi di persone (Arcuri, Bruni, Fabiano, Folino, Gagliano, Mazza,
Pallone, Rizzuto, Talarico, ecc.) e dei rioni (Quadarune, Timpone,
Croce). e non penso sia solo una semplice coincidenza. Del resto
Scigliano era sotto l'influsso dell'abbazia di Corazzo i cui possedimenti,
già nel 12' secolo, si estendevano in tutto il territorio
compreso tra i fiumi Corace ed Amato fino a comprendere gran parte
della valle dell'Amato; c'era necessità quindi di coloni
per far rendere i dovuti benefici all'abbazia.
Nel 1633, nella relazione di Mons. Ricciulli in visita al monastero
di Corazzo per disposizione della Santa Sede, vengono elencati
i possedimenti del monastero, tra cui 13, per 35 Tomolate, nel
Feudo di Tiriolo.
MIGLIERINA
(a cura del Prof. Domenico Bruni)
Comune
in provincia di Catanzaro, 13,90 Kmq di superficie, confina con
i territori dei comuni di Amato, Marcellinara, San Pietro Apostolo
e Tiriolo.
Situato alla destra del fiume Amato, si trova a 582 metri sul
livello del mare ed ha una popolazione di 966 abitanti residenti
nel centro storico e nelle case sparse lungo il crinale della
collina da dove si possono ammirare scorci panoramici meravigliosi
sui due mari: Jonio e Tirreno, in corrispondenza dell'istmo di
Marcellinara.
Il territorio è ricco di ulivi e querce nella parte collinare.
Man mano che si sale verso la montagna si succedono castagni,
faggi, ontani e cerri che costituiscono la fitta vegetazione di
monte Portella (1.039 m). Qui la vista panoramica è veramente
suggestiva e affascinante perché sì stende oltre
l'istmo e raggiunge lo Stromboli e tutte le isole Eolie.
Il centro abitato dista da Catanzaro 23 Km a cui è collegata
per mezzo di una strada provinciale che si congiunge alla S.S.
19.
Cenni
Storici
La storia di Miglierina, in mancanza di documenti attendibili,
si perde lontana nella leggenda e affonda le sue radici nelle
tradizioni.
Probabilmente un primo insediamento agricolo si ebbe nelle campagne
a Sud dell'attuale abitato urbano in contrada Cusati ( termine
di sicura derivazione greco-bizantina).
Lo stesso nome Mglierina o Migliarina (come riportato dai cinquecenteschi
atti notarili) potrebbe aver voluto indicare la contrada Melina
dove si trovava una migliore “rina” per costruire
le prime forme abitative.
L'etimologia del nome, comunque, potrebbe derivare anche dal latino
miliun (pianta di miglio), milia (migliaia), miliarium (pietra
miliare) o addirittura dal tema germanico muller (mugnaio) da
cui la variante fonetica dialettale Muglierina ancora in uso.
Da testimonianze documentali sicure, risulta che, originariamente,
Miglierina fu casale di Tiriolo e come tale ne seguì le
vicende feudali passando dal dominio dei De Reggio a quello dei
Ruffo, conti di Catanzaro che lo tennero fino al 1464. In epoca
aragonese, nel 1481, Galeotto Carafa, duca di Nocera, acquistò
dal Regio demanio la baronia di Tiriolo e con essa i diritti di
giurisdizione anche su Miglierina. Successivamente, in pieno Viceregno
spagnolo, e precisamente nel 1610, la baronia passò al
conte Carlo Gigala-Doria.
Durante il periodo francese (1806-1815), in seguito all'emanazione
di un consistente numero di leggi e decreti che mutarono l'assetto
amministrativo borbonico, Miglierina divenne Comune autonomo (decreto
del 4 maggio 1811) e venne inserito nel circondario di Serrastretta.
In un secondo tempo fu trasferito nel circondario dì Tiriolo
(legge 1° maggio 1816 emanata dai Borbone).
Dei terremoti verificatisi in Calabria, il paese ha riportato
danni notevoli soprattutto durante quelli registrati nel 1783
e nel 1905.
L'agricoltura
si basa sulla produzione di cereali legumi, castagne, prodotti
ortofrutticoli, vino e olio d'oliva.
Il patrimonio zootecnico è costituito in prevalenza da
ovini, caprini e suini.
L'artigianato è presente in piccole forme per la lavorazione
del legno e del ferro.
Nel territorio si trova una sorgente d'acqua salino-ferrugginosa
fredda.
Beni
architettonici presenti
Centro storico: Chiesa del SS. Rosario un tempo intitolata a S.
Maria del Principio ,Chiesa parrocchiale di Santa Lucia, Palazzo
Barberio, Casa Arcuri, Casa Marsico.
Località: Corvo, Rajaniti, Finocchi (ruderi di antichi
mulini).
Località: Melina, Corvo (antichi casali)
Località: Acquicella (casale Portella).
Tra
i miglierinesi illustri bisogna ricordare: l'erudito
arciprete Don Tommaso Torcia, il prete carbonaro Don Vincenzo
Miceli il pittore di talento Agostino Guzzo, la cui opera, intorno
agli anni 1827-28 venne richiesta anche a Napoli (capitale del
Regno), l'intellettuale Antonio Torchia, autore di numerose pubblicazioni
e in particolare di un'interessante "Storia della letteratura
italiana" e il giurista Francesco Granato, presidente di
Corte d'Appello.
Fiere
e Mercati: 13 dicembre in occasione della festa di Santa Lucia
(patrona del paese)